[...] E siamo nel giugno del 1815: Borsa ferma e in attesa.
In realtà, quasi ferma.
Qualcuno infatti, nonostante l’incertezza, sta comprando a metri cubi titoli di Stato, sta rastrellando azioni delle Antille e della Martinica (che da quando c’è la guerra sono carta straccia) e sta vendendo, senza dare troppo nell’occhio, partecipazioni nei salnitri che servono per fare la polvere da sparo.
A questo qualcuno, poco prima di pranzo, sono arrivate poche parole via telegrafo ottico, un marchingegno francese di corde e pali che le autorità britanniche non hanno mai voluto adottare ma che un intraprendente privato ha organizzato alla meglio per proprio uso personale.
Il qualcuno, adesso, è nella sala da fumo col suo porto in mano, e beve distrattamente con aria molto rilassata. Andrà in Borsa fra poco, stando molto attento ad arrivare un po’ in ritardo e con una certa noncuranza. Poco prima dell’ora del te’, butterà sul mercato le azioni della fabbrica di fucili di Sheffield, che saliranno immediatamente per poi precipitare poco prima della chiusura.
Nello stesso momento Napoleone, avendo perso – da poche ore – l’ultima battaglia della sua carriera, è sballottolato dentro una carrozza sulla via di Parigi. Non ci saranno più guerre europee per novantanove anni: ma questo, salvo Napoleone nella carrozza e Rothschild col suo bicchiere in mano al tavolino del club, non puo’ immaginarlo ancora nessuno.

[Riccardo Orioles, Catena di Sanlibero 063]