Tu stive ‘nzieme a n’ate,
je te guardaie…
e primma ‘e da’ ‘o tiempo all’uocchie
pe’ s’annammurà
già s’era fatt’ annanze ‘o core.
A me, a me
‘O ssaje comme fa ‘o core
quann’ s’è annammurato.
Tu stive ‘nzieme a me,
je te guardavo…
e me ricevo comme sarrà succiesso
ca è fernuto
ma je nun m’arrenn’
ce voglio pruva’.
Poi se facette annanze ‘o core
e me ricette:
“Tu vuo’ pruvà?
E pruova, je me ne vaco!”
‘O ssaje comme fa ‘o core
quann’ s’è sbagliato.
[Massimo Troisi]
Questi disgustosi esseri umani fanno sesso ogni giorno del mese! Barbara prende l’iniziativa anche quando sa benissimo di non essere feconda, per esempio appena finito il periodo mestruale. John ha sempre voglia di sesso, e non si peoccupa minimamente se dai suoi sforzi nascerà un bambino oppure no. Ma c’è di più: Barbara e John avevano rapporti sessuali anche quando lei era incinta! [...]
Che spreco di energie! Ma la cosa più strana è che Barbara e John, e anche i genitori, chiudono la porta della camera da letto e fanno sesso in privato, invece di farlo davanti agli amici [...]
[...] il sodalizio sessuale a lungo termine, le cure biparentali, la prossimità ai sodalizi sessuali di altri, l’abitudine di praticare il sesso in privato e per trarne piacere, l’ovulazione non manifesta, la recettività quasi costante delle donne, la menopausa femminile costituiscono ciò che noi consideriamo la sessualità normale.
[...] Secondo gli standard delle 4300 altre specie di mammiferi del mondo, e addirittura secondo quelli dei nostri parenti più prossimi, le grandi antropomorfe (scimpanzé, bonobo, gorilla e orango), chi si comporta in modo strano siamo noi.
[Jared Diamond - Perché il sesso è divertente? - pp. 9-15]
1. Ti chiami Eva
2. Fai la giornalista d’assalto senza se e senza ma
3. Sei bella
4. Sei ubriaca per una storia d’amore forse finita forse no
5. Ti tengo sotto braccio mentre camminiamo nella città deserta e ridi, e ti agiti, e piangi anche se ti conosco da 2 ore
6. Hai parlato ininterrottamente per 2 ore
7. Hai un po’ di trucco sbavato
8. Probabilmente non ti vedrò più
Cos’è, un film?
Sono le 4:06 del mattino, domattina andrò a lavorare contento…
There’s an old saying in investing: even a dead cat will bounce if it is dropped from high enough. – link
I miei preferiti: diffidente, apprensivo, possessivo, giocherellone, solipsista, ma il “preventivo” è poesia allo stato puro! – link
E se i modelli sono quelli, come si può pretendere che la gioventù più esposta e indifesa non sia criminaloide o criminale? È stata la televisione che ha, praticamente (essa non è che un mezzo) concluso l’era della pietà, e iniziato l’era dell’edonè. Era in cui dei giovani insieme presuntuosi e frustrati a causa della stupidità e insieme dell’irraggiungibilità dei modelli proposti loro dalla scuola e dalla televisione, tendono inarrestabilmente ad essere o aggressivi fino alla delinquenza o passivi fino all’infelicità (che non è una colpa minore)
[Pier Paolo Pasolini - Corriere della sera - 18 ottobre 1975 - link]
E’ morto facendo disgregare un cervello che conteneva una cosa così esattamente 15 giorni dopo… e poi… scusate se il corriere nel ‘75 pubblicava degli editoriali così, sì -avete capito bene- in prima pagina, dove ora scrive Ostellino!
Mi dissi fermala, Gerry. Fermala se non vuoi che finisca in quegli oceani dove vanno a scomparire le occasioni perdute perché non sei riuscito a fermarle, non hai trovato la frase, la parola che le inchiodasse lì con te; fermala se non vuoi che si infili in quell’oceano di ragazze incontrate per strada, nei negozi, nelle sale d’attesa degli studi medici, nelle copisterie, nei cinema, nei teatri, nei parchi, all’università, nei corridoi degli studi televisivi. Tutte scomparse perché magari non hai saputo azzardare un saluto, un buongiorno, una qualsiasi scusa. E poi chissà, forse avrebbero risposto. Più probabilmente sarebbero andate via e magari quell’oceano è solo un’invenzione perché nessuna, nessuna di loro avrebbe mai concesso quei cinque minuti di cui avresti avuto bisogno per non perderla mai più di vista. Ma ugualmente no, non devi farla andare via.
[Antonio Iovane - Ti credevo più romantico - p. 25]
Stasera sono stato a cena con una ragazza molto magra, mi sono chiesto cosa significasse, ho cercato una risposta:
[...] nutrirsi – a livello umano – significa accettare incondizionatamente il peso della tradizione alimentare, così come essa viene replicata da ogni singola madre, famiglia, società. E’ ovvio che non esiste un solo bambino che ripeta l’esperienza dell’apprendimento alimentare di specie e dell’invenzione storica della cucina (perché morirebbe di fame prima di essere in grado di distinguere un sasso da una patata). Ogni bambino, dunque, riceve il cibo già fatto, e se ne alimenta sulla base della fiducia.
Dunque: il cibo è l’alimento della specie umana; esso è trattato socialmente, e rappresenta il primo imprescindibile rapporto di fiducia che ogni essere umano intrattiene con la sua famiglia e con la società di appartenenza. I disturbi alimentari non sono altro che l’atto di rottura di questa fiducia. Come ogni atto di rottura (nei confronti di genitori, famiglia, gruppo culturale), il disturbo alimentare genera ansia.
Il disturbo alimentare, dunque, esprime la difficoltà del soggetto a regolare il rapporto fra appartenenza e differenziazione, fra dipendenza e autonomia. In tal senso esso si colloca nella stessa matrice strutturale dei disturbi fobici maggiori (agorafobia, claustrofobia, ipocondria) e conseguentemente dell’attacco di panico. Come nei disturbi alimentari anche nei disturbi fobici il tema centrale è il conflitto interno del soggetto con dipendenze (da persone o valori) sostanzialmente rifiutate ma non espulse – per via dei sensi di colpa – dalla propria vita e dalla propria personalità. Nel panico questo conflitto si arresta di fronte al terrore di essere liberi, nei disturbi alimentari esso investe talora drammaticamente quel campo di battaglia che è il corpo.
[Nicola Ghezzani - D.A.P. e Disturbi dell'Alimentazione - link]