Giugno 2007


Stay Hungry Stay Foolish

Quando ero un ragazzo c’era una incredibile rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. E’ stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. E’ stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fatto con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. E’ stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni.

Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell’ultima pagina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l’autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c’erano le parole: “Stay Hungry. Stay Foolish.”, siate affamati, siate folli. Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi.

[Steve Jobs - Commencement address - Stanford University - 12 giugno 2005 (thx Macity per il testo, WiredAtom per l'immagine)]

[...] l’inno all’ottimismo sarà stucchevole, ma sostenere che forse il cinismo è un modo abusato e noioso per manifestare intelligenza, non è un’idea così balzana. […] suggerisco il seguente esercizio: chiedetevi quante persone conoscete che riescano ad esprimere il proprio talento intellettuale senza ricorrere al sarcasmo…

[Rob Brezsny - Pronoia]

Mi ha fatto venire in mente questa strofa:

Ti dono, se vorrai, questa noia già usata:
tienila in mia memoria, ma non è un capitale,
ti accorgerai da sola, nemmeno dopo tanto,
che la noia di un altro, non vale.

[Francesco Guccini - Canzone quasi d'amore]

Evidentemente io vivo nel presente e nel futuro, pochissimo nel passato.
Non ricordo chi sono persone che ho conosciuto chissà dove e quando e che mi salutano. Non riconosco facce. Non ricordo le ottime argomentazioni che un tempo mi avevano convinto di qualcosa. Rileggo libri, ritrovo frasi sottolineate e potrei giurare di non averle mai lette.
Non credo sia un problema di memoria, anzi. E’ solo una continua eccitazione per le cose che succedono e che devono succedere. Iperconcentrazione nel presente, nel contingente.
Da una parte grande curiosità e predisposizione (quasi ossessione) ad assorbire tutto, dall’altra incapacità di trattenere alcunché. Da questo punto di vista l’effetto è pessimo, è come se dovessi reimparare ogni volta tutto da capo.

La sofferenza in amore è un vuoto a perdere: nessuno ci può guadagnare, tranne i cantautori che ci fanno le canzoni.

[Massimo Troisi - Alta Classe, 1992]

Non sono contrario al matrimonio, ma trovo che un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi.

[Massimo Troisi - Pensavo fosse amore, invece era un calesse, 1991]

Un cattivo scrittore è chi si esprime tenendo conto di un contesto interiore che il lettore non può conoscere. Per questa via l’autore mediocre è portato a dire tutto quello che gli piace. La grande regola sta invece nel dimenticarsi in parte, a favore di un’espressione comunicabile. Questo non può avvenire senza sacrifici.

[Albert Camus]

Lacrime lacrime non ce n’è mai abbastanza quando vien su la scoglionatura, inutile dire cuore mio spaccati a mezzo come un uovo e manda via il vischioso male, quando ti prende lei la bestia non c’è da fare proprio nulla solo stare ad aspettare un giorno appresso all’altro. E quando viene comincia ad attaccarti la bassa pancia, quindi sale su allo stomaco e lo agita in tremolio di frullatore e dopo diventa ansia che è come un sospiro trattenuto che dice vengo su eppoi non viene mai. [...]

Si porta appresso nevralgie d’ossa, brufoletti sulle labbra o nel fondoschiena ma poi i più gravi mali, quelli della vocina; cioè chi sei? cosa fai? dove vai? qual è il tuo posto nel Gran Trojajo? cheffarai? e poi ancora quelli più deleteri, i mali del non so giammai né perché venni al mondo né cosa sia il mondo né cosa io stesso mi sia e quando son proprio gravi persino il non so quale sia il mio sesso né il corpo né la cacca mia, cioè i disturbi dubitativi della decadenza.

[Pier Vittorio Tondelli - Altri libertini - Autobahn - p. 148]

E’ uno degli incipit più belli che abbia mai letto, questo me lo ricordavo. Erano anni che non lo rileggevo perché il librino, quello rosso e consumato, l’ho prestato a cissacchì. Oggi l’ho ricomprato in Feltrinelli, assieme ad Alta Fedeltà (e quello lo so a chi l’ho prestato), ed era così diverso da quello che avevo trasformato nella mia memoria. Molto più travolgente nella scrittura, molto meno liberatorio nel contenuto.
E poi non è più rosso (e men che meno consumato) ma bianco, e con una tristissima copertina rigida da libro per ragazzi di tanti anni fa.

Tondelli è uno di quelli che, come diceva Holden, vorresti che l’autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira. <ping>

P.S. cercando in rete ti accorgi che è una sensazione diffusa, che so, qui e qui.

Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto.

[Don Lorenzo Milani - Lettera ai giudici - 18 ottobre 1965]

La tua santa patrona di questa settimana è la pittrice e attrice Beatrice Wood (1893-1998), che grazie all’amicizia con i surrealisti e a uno stile di vita bohemien si guadagnò il titolo di Musa del dadaismo. Beatrice a 92 anni completò la sua autobiografia, intitolata “Mi scandalizzo di me stessa”. Il primo compito per la prossima settimana, Gemelli, è fare tre cose per le quali anche tu possa dire: “Mi scandalizzo di me stesso”. Il secondo è immaginare di avere 92 anni e ricordare con orgoglio le dieci cose più intelligenti che hai fatto nella vita per scandalizzare te stesso e aumentare la tua coscienza di te stesso.

[Rob Brezsny - L'oroscopo dal 15 al 21 giugno 2007]

Chi si scandalizza è sempre banale: ma, aggiungo, è anche sempre male informato.

[Pier Paolo Pasolini - Processo anche a Donat Cattin - p. 139]

Non mettetevi in testa che Jane fosse un accidente di ghiacciolo o che so io, solo perchè non abbiamo mai fatto all’amore insieme e nemmeno pomiciato un poco. Non lo era. Non facevamo che tenerci per mano, ad esempio. Vi sembrerà una cosa da niente, lo capisco, ma era fantastica quando la tenevate per mano. La maggior parte delle ragazze, provate a tenerle per la mano, e quella maledetta mano o muore nella vostra, o loro credono di dover continuare a dimenarla tutto il tempo, come se avessero paura di annoiarvi o che so io. Jane era un’altra cosa. Andavamo in un dannato cinema o in un posto così, e subito cominciavamo a tenerci per mano, e non ci lasciavamo fino alla fine del film. E senza cambiare posizione nè farne un affare di stato. Con Jane non stavi nemmeno a pensare se avevi la mano sudata o no. Sapevi soltanto che eri felice. E lo eri davvero.

[J.D. Salinger - Il giovane Holden - Cap XI, p. 93]

Appena arrivati in barca a vela dopo 6 ore di viaggio.
Mi sveglio per il rumore dell’àncora che scende, sono le 5.10 del mattino.
Mi alzo stropicciandomi gli occhi, mi affaccio sopracoperta e nella semioscurità guardo Antonio, il nostro skipper, al timone.
Man mano che gli occhi si abituano alla -pochissima- luce, inizio a vedere la cala (scoprirò poi chiamarsi “brigantina” ed essere famosissima) nella quale siamo ancorati. Rocce bianche a picco sul mare, gabbiani impazziti per il rumore della barca, luce soffusissima dietro le rocce.
E lui, guardando la mia espressione stralunata: “André, nun è er paradiso… è Parmarola!”

Cala Brigantina

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