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17 Febbraio 2009
23 Gennaio 2009
Semplice, chiaro, esplicativo: lo cercavo da tempo…
12 Settembre 2008
Per questo da un po’ di tempo seguo attentamente lo sviluppo del mondo dell’hardware open source.
È un esempio molto interessante per capire come guadagnare a partire da un modello gratuito perché aggiunge una nuova dimensione al mondo del software open source: ha a che fare con gli atomi (che hanno dei costi effettivi) e non solo con i bit.
In genere le società di open hardware funzionano in questo modo: i disegni, la documentazione dei circuiti stampati, il software e le istruzioni sono disponibili per tutti. Chi vuole può costruire il pezzo da solo, e addirittura migliorarlo. Ma se preferite risparmiarvi la seccatura o il rischio del fai da te, potete comprare una versione pronta e garantita.
[Chris Anderson - The time/money formula of free - Internazionale n. 760]
12 Settembre 2008
A un certo punto della vostra vita scoprirete di avere più soldi che tempo e comincerete a comportarvi in modo diverso: smetterete di girare in lungo e in largo per trovare un bancomat che non vi chiede la commissione, di guidare per chilometri in cerca della benzina più economica o di ridipingere la casa da soli.
Su questa teoria si fonda il modello economico freemium (free più premium), dove i servizi essenziali sono gratis mentre la versione completa è a pagamento. Lo usano molti giochi online gratuiti.
[...]
Se siete giovani, probabilmente avete più tempo che soldi. È il principio alla base dello scambio di file mp3: è una scocciatura, ma è gratis (anche se illegale!).
Per citare una frase famosa di Steve Jobs, se scarichi la musica da internet, il tempo che impieghi pur di non pagare è pagato meno del minimo sindacale. Questo modello funziona per chi ha molto tempo e pochi soldi: in questo caso il prezzo giusto è gratis.
Più diventate adulti, però, più l’equazione si inverte: sborsare 99 centesimi non vi sembrerà più un problema e vi trasformerete in un cliente pagante, l’utente premium.
[Chris Anderson - The time/money formula of free - Internazionale n. 760]
20 Marzo 2008
La teoria dell’agente economico individualista fa molta fatica a spiegare perché le persone donano il sangue, vanno a votare e riciclano i rifiuti: ognuna di queste attività comporta dei costi mentre i benefici sono risibili per l’individuo e enormi per la società.
Il concetto del capitale sociale, norme sociali o semplicemente buona cittadinanza rappresenta una possibile soluzione del rebus. Tale concetto si è affermato in ambito sociologico a partire dalle fine degli anni Ottanta grazie al contributo di Robert Putnam che ha definito il capitale sociale come “la fiducia, le norme che regolano la convivenza, le reti di associazionismo civico, elementi che migliorano l’efficienza dell’organizzazione sociale promuovendo iniziative prese di comune accordo”. Diversi recenti contributi mettono in relazione il capitale sociale con lo sviluppo economico e finanziario.
[PERCHÉ L'ITALIA SI DIVIDE SULLA RACCOLTA DIFFERENZIATA - Paolo Buonanno e Giovanni Mastrobuoni - LaVoce.info - 04.02.2008]
19 Giugno 2007
Lacrime lacrime non ce n’è mai abbastanza quando vien su la scoglionatura, inutile dire cuore mio spaccati a mezzo come un uovo e manda via il vischioso male, quando ti prende lei la bestia non c’è da fare proprio nulla solo stare ad aspettare un giorno appresso all’altro. E quando viene comincia ad attaccarti la bassa pancia, quindi sale su allo stomaco e lo agita in tremolio di frullatore e dopo diventa ansia che è come un sospiro trattenuto che dice vengo su eppoi non viene mai. [...]
Si porta appresso nevralgie d’ossa, brufoletti sulle labbra o nel fondoschiena ma poi i più gravi mali, quelli della vocina; cioè chi sei? cosa fai? dove vai? qual è il tuo posto nel Gran Trojajo? cheffarai? e poi ancora quelli più deleteri, i mali del non so giammai né perché venni al mondo né cosa sia il mondo né cosa io stesso mi sia e quando son proprio gravi persino il non so quale sia il mio sesso né il corpo né la cacca mia, cioè i disturbi dubitativi della decadenza.
[Pier Vittorio Tondelli - Altri libertini - Autobahn - p. 148]
E’ uno degli incipit più belli che abbia mai letto, questo me lo ricordavo. Erano anni che non lo rileggevo perché il librino, quello rosso e consumato, l’ho prestato a cissacchì. Oggi l’ho ricomprato in Feltrinelli, assieme ad Alta Fedeltà (e quello lo so a chi l’ho prestato), ed era così diverso da quello che avevo trasformato nella mia memoria. Molto più travolgente nella scrittura, molto meno liberatorio nel contenuto.
E poi non è più rosso (e men che meno consumato) ma bianco, e con una tristissima copertina rigida da libro per ragazzi di tanti anni fa.
Tondelli è uno di quelli che, come diceva Holden, vorresti che l’autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira. <ping>
P.S. cercando in rete ti accorgi che è una sensazione diffusa, che so, qui e qui.
12 Febbraio 2007
There’s an old saying in investing: even a dead cat will bounce if it is dropped from high enough. – link
6 Febbraio 2007
I miei preferiti: diffidente, apprensivo, possessivo, giocherellone, solipsista, ma il “preventivo” è poesia allo stato puro! – link
2 Febbraio 2007
Stasera sono stato a cena con una ragazza molto magra, mi sono chiesto cosa significasse, ho cercato una risposta:
[...] nutrirsi – a livello umano – significa accettare incondizionatamente il peso della tradizione alimentare, così come essa viene replicata da ogni singola madre, famiglia, società. E’ ovvio che non esiste un solo bambino che ripeta l’esperienza dell’apprendimento alimentare di specie e dell’invenzione storica della cucina (perché morirebbe di fame prima di essere in grado di distinguere un sasso da una patata). Ogni bambino, dunque, riceve il cibo già fatto, e se ne alimenta sulla base della fiducia.
Dunque: il cibo è l’alimento della specie umana; esso è trattato socialmente, e rappresenta il primo imprescindibile rapporto di fiducia che ogni essere umano intrattiene con la sua famiglia e con la società di appartenenza. I disturbi alimentari non sono altro che l’atto di rottura di questa fiducia. Come ogni atto di rottura (nei confronti di genitori, famiglia, gruppo culturale), il disturbo alimentare genera ansia.
Il disturbo alimentare, dunque, esprime la difficoltà del soggetto a regolare il rapporto fra appartenenza e differenziazione, fra dipendenza e autonomia. In tal senso esso si colloca nella stessa matrice strutturale dei disturbi fobici maggiori (agorafobia, claustrofobia, ipocondria) e conseguentemente dell’attacco di panico. Come nei disturbi alimentari anche nei disturbi fobici il tema centrale è il conflitto interno del soggetto con dipendenze (da persone o valori) sostanzialmente rifiutate ma non espulse – per via dei sensi di colpa – dalla propria vita e dalla propria personalità. Nel panico questo conflitto si arresta di fronte al terrore di essere liberi, nei disturbi alimentari esso investe talora drammaticamente quel campo di battaglia che è il corpo.
[Nicola Ghezzani - D.A.P. e Disturbi dell'Alimentazione - link]
27 Gennaio 2007
Il processore Godson, arrivato alla seconda generazione con potenza di calcolo a 64 bit e velocità di 500 Mhz (per il Godson III è previsto un obiettivo da 1 Ghz e multi-core, entro sei-otto mesi) è in realtà figlio di una tecnologia occidentale. L’architettura Risc creata da Mips Computer Systems, azienda californiana nata nel 1984, ha equipaggiato le workstation di Silicon Graphics che, nel 1992, acquisì la società. A metà degli anni Novanta, Sgi decise di passare ai processori Itanium di Intel, licenziando sul mercato alcuni brevetti Mips. L’Accademia delle arti è stata tra i clienti, ottenendo la licenza per produrre le evoluzioni dei processori statunitensi.
[Nòva24 - Il Sole 24 Ore - 12 maggio 2006 - link]
“On the average, the capability of Godson series chip doubles every year, four times of what Moore’s law claims”
[Wikipedia - 27 gennaio 2007 - link]

