Idee


- Dunque, una persona affetta da vanità di secondo grado è innanzitutto una persona vanitosa. Magari vanitosa per la sua intelligenza, e in tal caso pretende che la gente si accorga di quant’è intelligente. O per il suo aspetto, e allora pretende che la gente si accorga di quant’è attraente. Oppure, sempre per esempio, è vanitosa per il suo senso dell’umorismo, e allora pretende che la gente si accorga di quant’è divertente e arguta. O per il suo talento, e pretende che la gente si accorga di quant’è brava. E via di seguito. Lo sai, no, com’è una persona vanitosa.
- Certo.
- Una persona vanitosa si preoccupa che la gente non la percepisca come stupida, o ottusa, o brutta, eccetera eccetera.
- D’accordo.
- Bene, una persona affetta da vanità di secondo grado è una persona vanitosa che si preoccupa altresì di sembrare totalmente priva di vanità. Che ha il terrore che gli altri scoprano che è vanitosa. Una persona vanitosa di secondo grado è una persona che pur di risultare divertente e di buona compagnia è capace di star sveglia tutta la notte a imparare barzellette, ma che tuttavia non ammetterà mai di star sveglia tutta la notte a imparare barzellette. O che magari si sforzerà addirittura di dar l’impressione di non considerarsi affatto una persona divertente.
- …
- Lavandosi le mani in un bagno pubblico, una persona vanitosa di secondo grado non potrà resistere alla tentazione di guardarsi allo specchio e controllarsi da capo a piedi, ma lo farà fingendo di aggiustarsi una lente a contatto o di togliersi un peluzzo dall’occhio, in maniera che la gente la percepisca come il tipo di persona che usa lo specchio non per rimirarsi bensì e soltanto per faccende che nulla hanno a che fare con la vanità.

[David Foster Wallace - La scopa del sistema - p. 28]

Per questo da un po’ di tempo seguo attentamente lo sviluppo del mondo dell’hardware open source.

È un esempio molto interessante per capire come guadagnare a partire da un modello gratuito perché aggiunge una nuova dimensione al mondo del software open source: ha a che fare con gli atomi (che hanno dei costi effettivi) e non solo con i bit.

In genere le società di open hardware funzionano in questo modo: i disegni, la documentazione dei circuiti stampati, il software e le istruzioni sono disponibili per tutti. Chi vuole può costruire il pezzo da solo, e addirittura migliorarlo. Ma se preferite risparmiarvi la seccatura o il rischio del fai da te, potete comprare una versione pronta e garantita.

[Chris Anderson - The time/money formula of free - Internazionale n. 760]

A un certo punto della vostra vita scoprirete di avere più soldi che tempo e comincerete a comportarvi in modo diverso: smetterete di girare in lungo e in largo per trovare un bancomat che non vi chiede la commissione, di guidare per chilometri in cerca della benzina più economica o di ridipingere la casa da soli.

Su questa teoria si fonda il modello economico freemium (free più premium), dove i servizi essenziali sono gratis mentre la versione completa è a pagamento. Lo usano molti giochi online gratuiti.

[...]

Se siete giovani, probabilmente avete più tempo che soldi. È il principio alla base dello scambio di file mp3: è una scocciatura, ma è gratis (anche se illegale!).

Per citare una frase famosa di Steve Jobs, se scarichi la musica da internet, il tempo che impieghi pur di non pagare è pagato meno del minimo sindacale. Questo modello funziona per chi ha molto tempo e pochi soldi: in questo caso il prezzo giusto è gratis.

Più diventate adulti, però, più l’equazione si inverte: sborsare 99 centesimi non vi sembrerà più un problema e vi trasformerete in un cliente pagante, l’utente premium.

[Chris Anderson - The time/money formula of free - Internazionale n. 760]

“Com’è possibile che si sia arrivati a un testa a testa quando non conosco nemmeno un sostenitore di Bush?” si era chiesto Arthur Miller.

[L'erba del vicino è come la mia - Internazionale n.752]

Il fatto è che gli esseri umani tendono al raggruppamento, e questo può generare dei gravi errori di percezione della realtà. In altre parole, il nostro “sesto senso” utilizza dei campioni assolutamente non rappresentativi per elaborare le sue asserzioni.

Se usiamo Wikipedia come unità di misura (ogni pagina, ogni correzione, ogni riga di codice, in ogni lingua in cui è tradotta), si arriva a un totale di 100 milioni di ore di pensiero umano. E la tv? Duecento miliardi di ore, solo negli Stati Uniti, ogni anno.

Mettiamola così: guardare la tv equivale a duemila progetti di Wikipedia. Oppure possiamo anche vederla così: negli Stati Uniti passiamo cento milioni di ore, ogni weekend, a guardare la pubblicità. Chi si chiede dove troviamo il tempo non capisce che in realtà Wikipedia è solo un piccolo progetto, una minuscola parte di quella che Tim O’Reilly chiama “l’architettura della partecipazione”.

[...]

Non vuol dire che non guarderemo più Scrubs in tv, però lo faremo molto meno. E questo è un altro punto importante: il surplus è talmente ampio che anche un minuscolo cambiamento può avere effetti enormi.

Diciamo che tutto rimane praticamente invariato, e che al 99 per cento la gente continua a guardare la tv esattamente come prima. Ma quell’1 per cento di tempo in meno è impiegato per produrre e condividere. La popolazione collegata a internet guarda più o meno un trilione di ore di tv all’anno. L’1 per cento di quelle ore, in termini di partecipazione, valgono cento voci di Wikipedia all’anno. È una gran cosa, no?

[Clay Shirky - Milioni di cervelli all'opera - Internazionale n.751 - 3 luglio 2008 - http://www.internazionale.it/interblog/index.php?itemid=2501]

[Questo articolo è uscito sul suo blog con il titolo Gin, television and social surplus, ed è la trascrizione di un suo intervento alla Web 2.0 conference, a San Francisco.]

Robert Kennedy pronunciò questo discorso il 18 marzo del 68, tre mesi prima di essere ucciso in un hotel di Los Angeles.

Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo.
Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti.
Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.
Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani

[Robert Kennedy - 18 marzo 1968, Università del Kansas]

La teoria dell’agente economico individualista fa molta fatica a spiegare perché le persone donano il sangue, vanno a votare e riciclano i rifiuti: ognuna di queste attività comporta dei costi mentre i benefici sono risibili per l’individuo e enormi per la società.
Il concetto del capitale sociale, norme sociali o semplicemente buona cittadinanza rappresenta una possibile soluzione del rebus. Tale concetto si è affermato in ambito sociologico a partire dalle fine degli anni Ottanta grazie al contributo di Robert Putnam che ha definito il capitale sociale come “la fiducia, le norme che regolano la convivenza, le reti di associazionismo civico, elementi che migliorano l’efficienza dell’organizzazione sociale promuovendo iniziative prese di comune accordo”. Diversi recenti contributi mettono in relazione il capitale sociale con lo sviluppo economico e finanziario.

 [PERCHÉ L'ITALIA SI DIVIDE SULLA RACCOLTA DIFFERENZIATA - Paolo Buonanno e Giovanni Mastrobuoni - LaVoce.info - 04.02.2008]

Voi noterete che, quanto al nostro obiettivo, quando ci innamoriamo si ha uno stranissimo paradosso.
Il paradosso consiste che quando noi ci innamoriamo stiamo tentando il ritrovamento di tutte o di alcune delle persone cui eravamo attaccati da bambini e, per altro verso, chiediamo alla persona amata di correggere ognuno di quei torti che quegli originari genitori o fratelli ci hanno inflitto nella verde età, cosicchè l’amore contiene in sé la contraddizione tra il tentativo di annullare il passato e il tentativo di tornare al passato.

 

[Woody Allen, "Crimini e misfatti", 1989] 

Stasera sono andato a sentire Walter Veltroni che faceva campagna elettorale per le primarie del Partito Democratico. Lo ascoltavo, dopo un po’, senza quasi più guardarlo, con la sua voce rassicurante, le sue parole ben scelte a coprire l’oggettiva vaghezza dei contenuti. Mentre mi accoccolavo nell’abbraccio delle sue parole mi è venuto in mente questo passo che avevo letto l’altro giorno:

Si è soliti pensare che il successo di un uomo dipenda dal suo aspetto, dalla bellezza o dalla bruttezza del viso, dalla statura, dal fatto che abbia i capelli o sia calvo.
Errore. L’elemento decisivo è la voce. E quella di Vincent è flebile e troppo acuta; quando incomincia a parlare nessuno gli presta attenzione, così è costretto a forzare il tono e tutti hanno l’impressione che gridi. Pontevin, invece, parla in modo assolutamente pacato, e la sua voce grave risuona, gradevole, bella, possente, tanto che i presenti hanno orecchie solo per lui.

[Milan Kundera - La lentezza - cap. 20]

La verità non sta in un solo sogno ma in molti sogni.

[Pier Paolo Pasolini - Il fiore delle mille e una notte, 1974]

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